Addio ad Anna Piaggi, icona di libertà di stile e di pensiero

di Sandra Rondini Commenta

È scomparsa ieri Anna Piaggi, una delle giornaliste di moda più importanti di sempre, famosa per il suo gusto provocatorio nel vestirsi, pieno di colori e stili a prima vista incompatibili tra loro, occhi profondi sempre evidenziati da un tratto deciso di matita nera e capelli stile rococò che negli anni hanno assunto ogni bizzarra tonalità.

Anna Piaggi è stata una voce scomoda perché vera. Una giornalista di razza, che ha sempre avuto il coraggio della critica in un mondo, com’è quello della moda, dove questa non esiste perché ogni griffe è per un giornale un possibile inserzionista e l’unica critica possibile è al massimo il silenzio e far finta di nulla. Gli stilisti più intelligenti hanno saputo far tesoro delle sue critiche e per molti di loro Anna Piaggi è stata, oltre che consulente, anche un’autentica musa ispiratrice.

Milanese di nascita e cosmopolita di formazione e cultura, dopo aver lavorato come traduttrice presso la casa editrice Mondadori, iniziò a lavorare come giornalista di moda e costume nei primi anni Sessanta per il femminile “Arianna” quando ancora la grande epoca della couture e del pret à portér italiano non era cominciata. Nel 1970 arrivò a Vogue dove nel 1988 lanciò la sua celebre rubrica  “Doppie Pagine” piene di collage, schizzi, ritagli, appunti e tutto ciò che di ogni fashion week l’aveva colpita. Dal 1981 al 1984 partecipò al progetto di rilancio del magazine “Vanity Fair” e, sempre a fine anni Ottanta, collaborò come opinionista con “Panorama” e con “L’Espresso“.

Sempre in questo periodo lo stilista Karl Lagerfeld, affascinato dal suo genio, dalla sua effervescente intelligenza e dal suo innato gusto per lo stile, le dedicò addirittura un libro, “Anna Chronique“, superbo omaggio a una giornalista italiana che ha fatto la storia del fashion system in trincea, non solo descrivendo l’emozione della moda, ma vivendola e interpretandola sulla sua pelle, indossandola e amandola nel profondo.

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