Liberalizzazione orari negozi: la proposta del governo Monti non convince

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Per rispondere alla crisi il governo italiano si è lanciato nella grande crociata delle liberalizzazioni e ha iniziato dal liberalizzare gli orari di apertura e chiusura dei negozi. Dall’inizio di quest’anno ogni commerciante valuterà da solo qual è l’orario migliore per il suo store e sarà libero anche di procedere alla vendita ad oltranza, restando aperto ventiquattr’ore su ventiquattro, anche sette giorni su sette se lo riterrà opportuno, eliminando anche la chiusura infrasettimanale e il riposo domenicale.

La libertà di decidere la strategia migliore per salvare il proprio negozio dalla crisi è una gran cosa, ma non tutti i commercianti italiani sono contenti di questa novità inserita nella manovra correttiva di dicembre e sono pochissimi quelli che l’hanno accolta come una chance effettiva di maggiore libertà economica e ancora meno quelli che vi si sono adeguati. Chi si oppone si chiede che senso abbia tenere i negozi aperti se anche i saldi, a quanto pare, saranno un flop perchè la gente, tartassata da imposte e tasse non ha soldi da spendere più dello stretto necessario. E chi pagherà il personale costretto agli straordinari?


A Napoli, i rappresentanti di Confesercenti, Confcommercio e Federmoda considerano addirittura questa iniziativa del governo come un via libera alla criminalità e ai cinesi che già, abusivamente, tenevano aperti i loro negozi, senza adeguarsi ai parametri italiani, persino di domenica. Per non parlare dei grandi centri commerciali che, dopo aver fagocitato e costretto alla chiusura piccole e medie attività, forse saranno gli unici a godere di un effettivo beneficio da questa legge del governo Monti.

Già luogo di ‘struscio’ e di acquisto privilegiato perchè comprendono nella loro struttura tanti negozi diversi, prolungando oltremodo il loro orario diverranno un maxi polo di attrazione per possibili clienti che, se non hanno la possibilità di acquistare un capo o un oggetto high-tech, possono comunque approfittare dei ristoranti e dei bar presenti al loro interno per intrattenersi con familiari e amici con la tentazione costante di acquistare qualcosa che si farà in loro sempre più pressante dati gli sconti e le offerte che un centro commerciale può permettersi di lanciare ogni giorno.

Infine, solo le grandi città italiane invase tutto l’anno da turisti potrebbero godere dei vantaggi di questa misura, ma anche qui ci sono dei distinguo da fare perché di certo in periferia i turisti non vanno. Come si vede, solo il tempo ci potrà dire se questa idea del governo Monti è stata o meno una buona trovata per i negozianti italiani.