Paris Fashion Week 2012: Bill Gaytten e Dior sul viale del tramonto?

 
Sandra Rondini
5 marzo 2012
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1x1.trans Paris Fashion Week 2012: Bill Gaytten e Dior sul viale del tramonto?

Una volta quella della maison Dior era la sfilata più attesa della Paris Fashion Week. Non solo per lo show, impagabile di John Galliano alla fine del defilè, ma per l’innovazione, l’ecletticità e la bellezza straordinaria e lampante di certe creazioni partorite dalla fantasmagorica fantasia dell’ultimo grande genio della moda del Ventunesimo secolo. Dopo di lui solo Alexander McQueen. Ma McQueen ha deciso di dire addio alla vita e Galliano è stato costretto a dire addio alla moda dalla “Sarta Inquisizione” che ha privato il mondo della poesia di un couturier senza pari.

Non abbiamo, quindi, molte remore nel descrivere come mediocre e banale l’ennesimo tentativo di Bill Gaytten, direttore creativo di Dior, di tenere, in piena burrasca, il timone di una nave che affonda sotto i colpi della concorrenza perché credeva di essere una corazzata che chiunque capitano avrebbe potuto condurre. Invece no, senza John Galliano, sono assolutamente perduti. Anzi, così impauriti all’idea di sbagliare da puntare tutto sul passato, riproponendo tutto il loro archivio nella speranza che sembri Dior e Dior è, ma d’antan. Che nostalgia per John e per le sue trovate geniali. La parola “fashion show” era valida solo per lui e pochi altri. In fondo, che facevano di “show”, di spettacolare gli altri stilisti se non rivenderti come originali tutti gli stessi trend all’unisono?


John era ogni volta un one man show, dava tutto se stesso in una sfilata, come se fosse l’ultima, e ogni volta che assistiamo a una nuova sfilata di Dior non capiamo quale logica abbia portato i vertici a disfarsi del Migliore per sostituirlo con il suo assistente, nemmeno tanto dotato, e certo terrorizzato da un’eredità così ingombrante…Tutto, per carità, è così dolcemente Dior, tutto è elegante e sofisticato, ma non aspettiamo più in calendario di vedere sfilare questa maison, ora speriamo in altro, tipo Lanvin che ha realizzato una collezione memorabile, Viktor & Rolf che sono sempre una garanzia e quella eterna monella di Vivienne Westwood.

Da Dior si sono viste gonne longuette, abiti eleganti in velluto, completi meravigliosamente upper class, ma è tutto archivio! John Galliano avrebbe preso tutto quel materiale e l’avrebbe dissacrato, fatto a pezzi e rinnovato. Dalla crisalide del passato avrebbe fatto volare sopra i nostri occhi emozionati una nuova meravigliosa farfalla couture. Ma tutto tace adesso, i bruchi restano tali e in casa Dior non si trasformano in sogni e farfalle.

Sia ben chiaro, non siamo affatto prevenuti verso Bill Gaytten, come non lo siamo stati verso Sarah Burton che, chi l’avrebbe detto che sarebbe stata così in grado da raccogliere con grande successo e consenso lo scettro di Alexander McQueen, senza indugi? Grande donna. Se noi fossimo mastini e non giornalisti, da Dior annuseremmo forte l’odore della paura, verso stampa e buyers. Ma non lo sanno da Dior che l’ultima cosa da fare davanti a dei mastini è mostrare di avere paura? Nulla è più pericoloso dell’odore della paura…

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