E’ di moda la fotografia: Lost memories di Roberto Arleo

di Flavia De Filippis 1

Dal 18 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011 presso la Galleria Gallerati di Roma sarà esposto in una mostra collettiva, il lavoro del fotografo Roberto Arleo dal titolo Lost Memories, un progetto in cui i pallini e le loro qualità cromatiche sono usate come elementi distintivi degli stati d’animo, dove Roberto Arleo definisce l’identità dei soggetti scelti.

Ciò che immediatamente ci colpisce nel lavoro di Roberto Arleo è l’impossibilità di decifrare l’identità dei soggetti scelti occultata da vaste aree di colore circolari localizzate sui volti.

Le scene, sapientemente immortalate dal fotografo, presentano tutte il medesimo trattamento, soggetti riconoscibili nell’abbigliamento, negli accessori utilizzati, di cui talvolta ci lascia intravedere una porzione di luogo ma di cui non è mai attuabile un completo riconoscimento.

A contraddistinguere ogni singola fotografia all’interno del progetto, oltre agli elementi sopra citati, gioca un ruolo fondamentale la differenziazione cromatica dei pallini che assume una sua specifica connotazione all’interno di ciascuna foto. A che scopo “mostrare” per poi successivamente “occultare”?

Per comprendere il senso di questa operazione è necessario pensare che, in questo caso, applicare un filtro sui volti non vuol dire nasconderli, togliere loro qualcosa, ma piuttosto restituirgli una nuova prospettiva identitaria filtrata attraverso l’esperienza che ne fa l’artista.

Lo strumento attraverso cui avviene questa ridefinizione è rintracciabile nella memoria che come una rete sensibile, trattiene nelle sue maglie alcuni elementi per lasciar andare quelli che in un dato momento appaiono meno significanti.

Se si pensa alla memoria, così come ci suggerisce Bergson, come un cono rovesciato al cui vertice troviamo il momento vissuto, noteremo come questo cono si va costantemente a intersecare con il piano della realtà attraverso i filtri mutevoli della percezioni.

Ho ancora impresso mio nonno che fa colazione la domenica di Pasqua, in verità non ricordo bene il suo volto, ma non riesco a dimenticare le sue mani che afferrano quella tazza….

Si tratta per lo più di amici, familiari o compagne, persone che hanno avuto un ruolo importante nella vita dell’artista di cui egli stesso però non riconosce volti, espressioni sguardi ma piuttosto, stati d’animo, profumi, suoni, colori…

Il sentimento nostalgico pervade dunque le opere di Arleo proiettandole verso la ricerca di un luogo di consistenza della coscienza, territorio dell’assoluto in cui pensieri e ricordi rivivono eternamente in impulsi sensibili.

Commenti (1)

  1. Nella mia percezione i pallini svelano, sono addirittura la profanazione di ciò che voglio nascondere dietro un volto truccato oppure non truccato, un volto cui posso dare movente o silenzi che occultano. Bellissima idea, denuda più di un nudo corporeo. Verro’ a vedere.

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