MSGM Uomo collezione autunno inverno 2010/2011

di Benedetta Guerra Commenta

La collezione MSGM uomo autunno inverno 2010/2011 disegnata da Massimo Giorgetti prova a ritrarre lo spirito “indie”. Ciò che cerca di tracciare, come su una mappa, è un percorso che non ha tanto le singole espressioni visive come riferimento, quanto il cuore dello spirito “indie”: ovvero, l’indipendenza, l’autonomia dalle vecchie leggi del mercato (discografico, dell’arte, dell’editoria) e la voglia di varcare nuove frontiere.

Lo sguardo sul presente e sul futuro, portano anche una riflessione sul passato e alle tre figure di grandi artisti che hanno molto a che fare con il fulcro dello spirito “indie”.

La prima è un’icona anni Novanta: Kurt Kobain. Il suo stile “grunge”, la sua sofisticatezza trasandata, la sua casualità intelligente sono anche le cifre di tanti pezzi della collezione.

La seconda è uno stilista di cui si sente troppo la mancanza: Helmut Lang. Il suo futurismo selvaggio, quel modo ruvido di re-intepretare lo stile militare, la sua voglia di spezzare le regole per una nuova estetica dell’abbigliamento, sono anche lo spirito che ha animato la ricerca sui tessuti, sui tagli e anche sulle pellicce.

Infine, i reportage d’attualità di Richard Avedon degli anni Sessanta/Settanta, sono stati una fonte di realtà, riflessione e modello nella definizione finale di ogni singolo look.

Il cotone e la lana sono i tessuti primari della collezione: naturalismo, sofisticatezza, di precisione, ogni cosa è sabbiata, lavata, infeltrita. C’è come un accanimento del tempo su ogni centimetro di tessuto.

Parole come lusso, ricchezza, edizioni limitate vengono sostituite da relax, sofisticatezza, comfort e leggerezza.

Tra i capospalla, si distinguono la giacca lavata e destrutturata, il chiodo di lana (sale&pepe o check) e il montgomery completamente ripensato nei volumi.

Le camicie possono avere dei colori shocking dei classici modelli scozzesi o micro fantasie dall’effetto camouflage.
La maglieria parte dalla grande tradizione inglese ed ogni pezzo sembra avere una storia alle spalle ed è “contaminato” da una sottile riga di colore fluo.

Tra i pantaloni, invece, spicca il nuovo modello “worker”, proposto in una versione più asciutta che però conserva il sapore “duro” del tessuto e il taglio anatomico da lavoro.

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