Zucchero su L’Uomo Vogue

di Paola Perfetti Commenta

Zucchero si racconta su L’Uomo Vogue, che gli dedica una copertina.

“La mia passione per i cappelli? La saggezza di nonno Roberto e i grandi bluesmen”

racconta il grande cantautore emiliano, nell’intervista per il lancio del suo ultimo album “Chocabeck” (Universal), da poco pubblicato in tutto il mondo e che da maggio lo porterà in tournée.

Modalizer oggi non vuole parlare della musica di Zucchero, per quanto sia impossibile non farlo. La sua partecipazione su L’Uomo Vogue, infatti, permette di cogliere un lato non conosciuto dell’uomo Zucchero – Adelmo Fornaciari – ovvero quello del look: cappelli e giacche che insieme a meravigliosi  testi e emozionanti canzoni hanno contribuito a rendere inconfondibile e unico uno dei più grandi musicisti italiani e del mondo. Infatti, forse non tutti sanno che la passione di Zucchero per i cappelli è un’eredità di nonno Roberto…


Da L’Uomo Vogue impariamo che proprio questo suo tratto distintivo, insieme alle sue proverbiali giacche, é un vezzo da bluesman che dice di avere imparato, però, da bambino, ovvero quando ancora abitava a Roncocesi (Reggio Emilia) nel tempo in cui la maestra delle elementari, per la sua dolcezza, lo ribattezzò “zucchero”.

Sempre su L’Uomo Vogue – che gli dedica la copertina in edicola da oggi 1° dicembre – racconta:

“Sono sempre stato affascinato dalla figura di mio nonno paterno, Roberto, è lui che mi ha trasmesso la passione per i cappelli, li portava sempre e mi dava l’idea di uomo saggio. Ho iniziato a portarli sin da piccolo, quando mi travestivo per gli spettacolini che facevo nei teatri degli oratori del mio paese. Poi quando ho scoperto il blues, ho visto che artisti padri del genere, come Robert Johnson, John Lee Hooker e tanti altri, portavano lo stesso tipo di cappello. Mi sembrava già tutto scritto. Da allora non ho mai smesso di indossarli” –

È questo uno dei tanti ricordi che riporta in luce nel suo viaggio di ritorno a casa con l’album “Chocabeck”, dove ripercorrele tappe di una vita di musica, italianità e successi: dall’esordio nel 1983 con l’album “Un po’ di Zucchero”, a oggi. Dopo 40 milioni di dischi venduti, le regole del mondo discografico e il modo di fare e consumare musica sono cambiati radicalmente:

“Regole alle quali mi sono opposto, facendo proprio un disco come questo. È l’inizio di una ribellione”.

ha detto. E sul tema dei talent show di oggi dice:

“Sono sempre stato favorevole ai talent show, senza i quali le giovani promesse non avrebbero alcuna possibilità di emergere. Ma non mi piace l’idea di gara e nemmeno che ci siano dei giudici, mi sembra di tornare ai tempi del Colosseo, alla lotta fra cristiani e leoni per fare spettacolo”.

Questo un assaggio, godetevi tutta l‘intervista di Zucchero su L’Uomo Vogue di dicembre, da oggi in edicola.

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