Fashion Bloggers: fenomeno o epidemia? Modalizer risponde al Post di Franca Sozzani

di Paola Perfetti 1

Chi ama la moda e desidera aggiornarsi in merito alle ultime novità in fatto di fashion system, chi vuole conoscere il punto di vista di una delle donne più competenti del settore moda a livello internazionale, insomma, chi é veramente Modalizer non può non conoscere Franca Sozzani e il suo quotidiano contributo su Il Blog del Direttore, online ogni giorno su Vogue. it.

Venerdì scorso, però, chi ha la buona abitudine di cominciare la propria giornata partendo esattamente da questa lettura, si é trovato di fronte ad un editoriale un po’ spiazzante, contro corrente e dal titolo esaustivo: Bloggers: un fenomeno o un’epidemia?, un post che ha immediatamente agitato gli animi di tanti ed in particolare di chi, della comunicazione online, ne fa la propria professione.

Domande e affermazioni come “Per Vogue i blogger hanno una qualche importanza? Abbiamo veramente bisogno di tutte queste/i blogger?”, “Hanno, la più parte di loro, la smania di farsi riconoscere durante le sfilate”, “La maggior parte vive la vita di una falena” hanno fatto riflettere anche noi di Modalizer che alla signora Sozzani abbiamo dedicato tante pagine online (come quelle della bella esperienza della Vogue Experience) e un’intervista.

Le affermazioni della Signora Sozzani contenute nello stesso articolo non sono un attacco diretto al ruolo dei fashion bloggers, bensì una profonda riflessione sulle dinamiche di questo fenomeno. A quella riflessione la redazione di Modalizer ha deciso di rispondere esprimendo il proprio punto di vista in merito al fenomeno e provando a sottolineare la differenza fra chi, di questa passione della moda, ne ha fatto un mestiere e chi, dalla voglia di moda, cerca di ottenere una facile ribalta.

(Missunderstanding). Si può davvero generalizzare così tanto e sminuire un fenomeno editoriale, sì nuovo ed in evoluzione, ma non così marginale? Si chiamano blogger come le veline si chiamo veline. E come i giornalisti si chiamano giornalisti (anche se poi scrivono sui blog). Si chiamano blogger perché scrivono per un blog, strumento mediatico di cui si serve anche lo stesso Direttore per parlare del fenomeno. Che l’epidemia sia arrivata fino a Vogue?

Persone che sono, sicuramente, senza nessun background culturale di moda. Dispiace che il Direttore di Vogue arrivi a generalizzare così tanto, non sapendo quali e quanti siano i Fashion Blogger nel mondo che, oltre a scrivere di moda su uno o più blog, sono anche giornalisti, collaboratori di diverse testate e quali e quanti siano quelli senza background culturale di moda, ma con lauree e specializzazioni in comunicazione, editoria o in Fashion. Ma il background culturale di certo non ce lo si costruisce iscrivendosi a quei corsi di laurea di cui spesso le grandi case di moda sono sponsor, né un blog pare sia il mezzo più adatto attraverso cui acquisire credibilità nel settore, soprattutto se poi ci si presenta alle sfilate vestite per farsi notare. Critica ai tempi moderni? È l’evoluzione. La moda pare si sia già adeguata invitando le Fashion Blogger in prima fila.

(Dafne Patruno). Per Vogue hanno una qualche importanza? Abbiamo veramente bisogno di tutte queste/i blogger? È assolutamente vero la voglia di protagonismo ha dato vita a un infinito numero di blog pieni di immagini delle stesse autrici, la scrittrice è ora fotografa e stilista di se stessa ma, il più delle volte, non si tratta di un’esperta di moda o di una regina di stile. Molti di questi blog sono fini a se stessi, un modo di esprimersi e divertirsi, ma a volte la blogger riesce a guadagnare notorietà e spiccare il volo in quel caso, invidiata e amata allo stesso tempo, partecipa agli eventi più cool e sfoggia grandi marche. Se la stiamo criticando dobbiamo essere consapevoli che il suo successo è stato un nostro regalo, il fenomeno blogger ha avvicinato la moda al pubblico di massa che preferisce delle anonime foto a leggere articoli di moda e le marche, ovviamente, hanno saputo approfittare dell’opportunità di visibilità da loro offerta. Quindi alla domanda se abbiamo bisogno di loro sembra proprio di sì giacché la figura della blogger è diventata parte integrante del fenomeno moda.

(Paola Perfetti) . Ho avuto modo di incontrare personalmente la Signora Sozzani in occasione della Vogue Experience, e mi è parsa subito una persona molto mite, interessata alle novità e decisamente open minded, perciò sono convinta che questo post “anti-blogger” sia tale effettivamente solo a metà. Mi spiego. Leggendo attentamente fra le righe, noto che l’appunto della signora Sozzani sia rivolto giusto verso alcuni nomi specifici dei più noti fashion blogger, ovvero quelli che si sono imposti forzatamente e di recente, che “sfilano da star” ma non sanno infilare un congiuntivo che sia uno – e scrivono di professione! -, che sono autoreferenziali e agli eventi – me testimone – non guardano né annotano nulla della collezione o dell’evento al quale sono stati invitati e così, con poca cortesia e senza alcun rispetto, dopo i flash da star volano via proprio come “quelle falene”.

Insomma, quei Fashion Blogger dei quali si fa un gran sparlare da tempo, sia nel mondo della moda che fra i “poveri blogger stessi”. Un nome su tutti, per eleganza, preferirei tacerlo: sono così tanti i gruppi su Facebook “anti LEI” dove i più maligni – e a volte non a torto – si divertono a smascherare le sue “leggerezze”…

Tornando al discorso del Blog del Direttore, lo trovo giusto nel momento in cui la fame di visibilità di alcune prime donne va a ledere la professionalità di altri blogger che questa professione non se la sono inventata, se la sono creata. Persone che tentano onorevolmente di farsi le ossa per sbarcare (dignitosamente) il lunario nell’attesa che anche per loro arrivi il momento di un riconoscimento come professionisti o giornalisti. E’ una forma di visibilità, è vero, ma ai fini della voglia di comunicazione, con i tempi e i modi che ormai si sono imposti ai giorni nostri. Per questo mi permetto di fare mio il commento di un amico con il quale ho condiviso il “post del Direttore” non appena uscito: Franca Sozzani sta tacciando il futuro del media come una “moda”… guarda caso la stessa cosa che successe, ai loro tempi alla radio e poi alla TV. Si lamenta dei blogger… eppure usa uno stile da blogger. Da questo punto di vista, non è una moda che avanza, è il NUOVO che avanza. E’ questa la differenza.

(Federica Pozziello) . Le parole della direttrice di Vogue, sono abbastanza forti e soprattutto incisive, ma non mi colpiscono particolarmente. Io personalmente, sono entrata a contatto con il mondo del blog, in modo differente, già ne scrivevo uno privato sulla fotografia, e ho pensato che considerando il mio forte interesse nei confronti della moda e del design, grazie anche ai miei studi, sarebbe stato bello poter scrivere di queste cose. Chiaramente non penso di essere un’esperta, tanto meno una tuttologa, ma semplicemente un’appassionata, come credo lo siano tutte le ragazze che scrivono sui fashion blogger. E’ ovvio che esistono le manie di protagonismo, ma probabilmente sono solo sogni inespressi, forse quelle ragazze che si fotografano, che “si mettono” in mostra lo fanno anche per realizzare (nel loro piccolo!) il loro desiderio di essere celebri, di lasciare una traccia e soprattutto di far volare la propria fantasia vestendo i panni di un redattore per 5 minuti di notorietà.

Il mondo del web è così vario e così ampio che fortunatamente ognuno può dire la sua senza oltraggiare il proprio vicino, o comunque non deve per forza essere preso in considerazione. Però, so per certo, grazie all’esperienza che sto facendo con Modalizer, che esistono micro mondi fatti da persone che cercano, studiano, si documentano, per dare valore ai propri articoli, rendendo il prodotto finale veramente di qualità!.

(Monica De Chirico). Non è certo un nome, come un’etichetta a dare credibilità o affermare le capacità professionali di una persona. In un paese come il nostro dove spesso la passione, la bravura, la serietà e l’onestà sono le ultime delle qualità ad essere premiate, è frequente che una ragazza che sappia scrivere bene come una giornalista si chiami blogger perchè scrive in un blog che le ha dato la possibilità di esprimersi. Il mondo evolve e con esso fortunatamente anche i mezzi di comunicazione. Il mondo della moda ha bisogno di persone che scrivano bene, e che sappiano fare il loro lavoro, con professionalità, passione, sensibilità e senso critico, qualunque sia il background culturale e la qualifica: giornalista, blogger o qualsiasi altro nome l’evoluzione dei mezzi di comunicazione possa coniare.

Commenti (1)

  1. Brave, bravissime…come fa a passare il messaggio che il blogging sia un’epidemia??? Se di contagio di deve parlare, lo è – una volta tanto – per una giusta causa! W le fashion blogger e abbasso le parruccone delle riviste patinate.

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