Andamento in rosso dei saldi estivi 2012: i consumi non decollano

di Sandra Rondini Commenta

A poco meno di un mese dall’avvio dei saldi estivi, la Federazione Moda Italia, ossia l’associazione di settore aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, trasmette i primi resoconti ufficiali e fa il punto sull’andamento delle vendite di fine stagione. Le notizie non sono buone. Anzi.

Rispetto ai saldi estivi dell’anno scorso, i dati della Federazione rilevano una flessione di ben il 13 % con solo 81 euro spesi a persona nei mesi estivi. Negli acquisti la parte del leone l’hanno avuta per lo più capi e accessori prettamente di stagione come polo, t-shirt, bermuda, costumi e moda mare in generale, sandali e infradito. Neppure i saldi, quindi, con la possibilità magari di soddisfare quel desiderio represso per mesi a causa di un prezzo importante, hanno invogliato i consumatori a spendere se non in cose strettamente necessarie.

La recessione e la paura del futuro porta a contenersi in tutto e a riciclare quel che già si ha, rinunciando al nuovo in attesa di tempi migliori. In pochi hanno approfittato dei saldi estivi pensando magari di avere così di risparmiare sul lungo termine avendo in questo modo già pronto gran parte del guardaroba anche del prossimo anno ad un prezzo contenuto. I saldi, insomma, non sono riusciti a rilanciare i consumi nonostante la grande disponibilità di assortimento, colori e taglie, anche perché le vendite delle collezioni p/e non erano proprio andate splendidamente, quindi c’era davvero un’ampia scelta questa volta senza doversi accontentare dei fondi di magazzino.

L’ottimo rapporto qualità-prezzo non è bastato ad incoraggiare i consumatori all’acquisto se non di piccole cose perché gli acquisti importanti, come giacche e completi da uomo e da donna, sono stati, se non strettamente necessari come in caso di cerimonie ed eventi importanti, rinviati a tempi migliori. Purtroppo tutto ciò si ripercuote sul futuro delle aziende del dettaglio moda che registrano un saldo negativo notevole dal quale difficilmente potranno riprendersi del tutto, considerata anche la pressione fiscale da record mondiale a cui sono sottoposte.

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