Rischio blasfemia a Pitti Uomo 2011: Cantarelli a/i 2011 e Gesù come modello per la linea Devoti allo stile

di Paola Perfetti Commenta

Modalizer continua a raccontarvi cosa sta accadendo di interessante in questa 79°edizione di Pitti Immagine 2011. A dire la verità, la sottoscritta che ha partecipato alla prima giornata di apertura non ha riscontrato tantissime novità in fatto di brand e di proposte per la moda uomo del prossimo autunno inverno 2011 2012, se non una tendenza piuttosto accentuata a riproporre capi in British Style, molto tweed, toppe sulle giacche da professore di Oxford ed una predominanza per i toni dello scozzese. Detto questo, era inevitabile che qualcuno, per emergere, tentasse il colpaccio di una provocazione.

E’ stato il caso del marchio Cantarelli che a poche ore dalla ennesima querelle sulle nuove immagini “pubiche” di Oliviero Toscani – delle quali vi parlerò meglio domani – ha deciso di stupire tutti proponendo l’iconografia della Crocefissione di Gesù come fashion testimonial. Fashionissimo, sì, lo era ma …  era strettamente necessario per sottolineare il claim “Devoti con Stile“?!

Per chi avesse avuto modo o intendesse prendere d’assalto la Fortezza da Basso ancora oggi, ultimo giorno di questo Pitti Uomo 2011, troverà lo stand nel Padiglione Centrale, piano terra. Lì non potrà non notare e quindi stupirsi di fronte all’open space dello stand Cantarelli, se non altro per la sua enorme immagine di un Cristo fashion in abito azzurro collocato bene al centro dello spazio, neanche fosse una pala d’altare – misura infatti ben 2,20 metri per 1,50!

L’azienda di moda aretina Cantarelli, infatti, ha voluto farsi notare con questo stand allestito proprio come se fosse una chiesa dove non sono mancati i confessionali, usati come le quinte sceniche con tanto di tendine a rivelare i pezzi di punta della stagione, e con tanto di inginocchiatoi a mo’ di stampelle per le nuove creazioni. E non è mancato nemmeno il frate – molto Frà Tac , ma non mi sono permessa di chiedere se fosse vero o finto, più probabile la seconda … Comunque, al centro di tutto, a sovrastare buyers e curiosi, ecco un Cristo crocefisso con indosso un vestito sartoriale del Marchio Cantarelli: è il dipinto è intitolato “Devoti allo stile”.

Insomma, stupore, qualche riso e tanti dubbi fra i partecipanti, ma, come era ovvio, non è mancata nemmeno la risposta moderata della Curia. Ecco quali sono stati i commenti riportati sulle pagine del Corriere Fiorentino:

“Dispiace che, mentre da una parte si tenti di estromettere la religione dalla vita sociale, come avviene con la questione del presepe o del crocifisso, dall’altra si ricorra ad immagini chiaramente religiose ma sterilizzate e trasformate nel loro senso e nel loro contenuto per fini pubblicitari”.

A parlare, don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio per la pastorale sociale e lavoro della diocesi di Firenze, che ha continuato:

“Colpisce che arrivino esempi di questo tipo proprio dal mondo del lavoro che dovrebbe contribuire ad operazioni di verità e rappresentare il buon gusto italiano. Evidentemente, si deve essere esaurita la vena dei guru pubblicitari di alcune aziende se, per colpire e richiamare l’attenzione su di loro, non gli rimane che lo sfruttamento e il travisamento di ciò che a molti è caro perchè per loro rappresenta il senso della vita e della storia. Sarebbe giusto ignorarli e non stare al loro gioco. […] Ma il dispiacere più grande – conclude – è per la banalizzazione non di una cosa o di un ambiente ma proprio di Gesù Cristo figlio di Dio, e per il dolore che questo procura in molti credenti”.

Non ha tardato ad arrivare la risposta dello stand d C/2-6 D/1-5, per voce di Alessandro Cantarelli, amministratore delegato e presidente dell’omonima azienda aretina:

“Non è proprio così. […] Il dipinto rappresenta un Cristo in croce, ma senza la corona di spine, i chiodi e il sangue. Indossa una camicia aperta e sbottonata. E vuole essere sinonimo di eleganza. […] Non ci preoccupano le critiche. Noi non scadiamo mai nel cattivo gusto. L’idea è quella di dimenticare la chiesa in quanto tale e di far entrare lo spettatore dentro lo stand che è trasformato in un edificio di culto, una sorta di tempio insomma, dove ci saranno anche due ragazzi vestiti con abiti ‘‘sacri’’. Vogliamo dare un segnale. È quello di un uomo che eleva il gusto e lo stile, che sono qualcosa di trascendentali. […] Ed ecco perché abbiamo pensato a questa immagine”.

Un giochetto troppo rischioso che è sfuggito certamente di mano? Beh, mica tutti potevano trovare l’elegante soluzione della chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte come quella che vi abbiamo raccontato ieri di Alberta Ferretti!

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