Burberry uomo lascia Milano per Londra

di Sandra Rondini Commenta

Continuano le grandi defezioni della moda maschile che da Milano, un tempo capitale del fashion system internazionale, preferiscono andare a sfilare a Londra, ritenuta una vetrina molto più importante. Adesso è il turno di Burberry e l’aria nella Camera Nazionale della Moda Italiana inizia a farsi pesante perché la griffe inglese era un nome di fortissimo richiamo per buyers e stampa top di settore.

Dopo Pitti Uomo a Firenze che ha già visto andarsene griffe Cp Company e Fgf Indutry di Enzo Fusco, tanto per fare solo qualche nome, adesso è il turno di Milano. In un certo senso, Burberry torna a casa, perché, in fondo, si tratta di un brand inglese e, ora che la London fashion week dedicata alla moda maschile sta diventando un appuntamento sempre più imperdibile nel calendario delle settimane della moda, è tempo di cambiare aria e di pensare al bene del brand.

Londra sembra, quindi, la migliore opzione per Christopher Bailey, direttore creativo della maison britannica. Sebbene Burberry confezioni ben il 70% dei suoi abiti con tessuti e lane italiane, dimostrando così quanto è alto, forte e supremo il valore dei grandi tessutai italiani, ritiene che Londra sia più adatta come location per mostrare alla stampa e ai compratri le sue collezioni. Milano, nonostante faccia di tutto per nasconderlo, è da tempo incamminata verso il suo personale viale del tramonto. Milano non è più di “moda”? La “Milano da bere” non esiste più, ma forse, sempre restando in questa metafora, è il caso di guardare il bicchiere sempre mezzo pieno, perchè comunque lo è.

Non esistono bicchieri mezzi vuoti, li vedono così solo i disfattisti. Piuttosto sarebbe il caso davvero di riempire finalmente “nuovi calici” con il meglio che il Made in Italy può offrire. Nessuno è come noi, ma siamo noi i primi a non rendercene conto e, addirittura, a sostenere, come fanno assurdamente certi fashion magazine, progetti global, quando bisogna essere local più che mai. Spazio ai giovani, quindi, alle nuove leve, ma soprattutto occorre potenziare ancora di più i nostri grandi nomi che sono poi le nostre fortezze e rocche inespugnabili, prima che cadano,anche loro, in mani straniere come, purtroppo, sembra essere ultimamente il destino di tanti nomi storici della moda italiana. Adesso è tempo di investire nella moda: più che soldi e manifestazioni imponenti, servino idee. È con le idee che si fanno le rivoluzioni e Milano, come anche Firenze e Roma, possono davvero fare un’inversione ad U sul viale del tramonto che resterà leggendaria.

Preferiamo in questo articolo omettere i nomi di tutte quelle griffe italiane che, invece di dar man forte in patria, sfilano all’estero sfruttando il fatto di essere etichettate come “made in Italy”, quando non lo sono affatto. Al di là del giudizio morale, che tanto a che servirebbe visto che per certa gente gli affari sono affari, resta sulle loro spalle il peso di essersi imboscati in fashion week straniere, regalando a queste ultime ulteriore lustro a discapito di quelle italiane.

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