Fashion week in Georgia: quando la moda è un’arma politica

moda georgia politica fashion week

Continuano nel mondo a fiorire fashion week, sempre più lontane tra di loro come latitudine e longitudine e anche come target, buyer, mood e designer. Dopo avervi parlato di quella turca e di quella di Tel Aviv, riorganizzata finalmente dopo trenta anni dopo l’ultima del 1980, è il turno adesso di quella della Georgia che punta non solo a presentare collezioni di moda, ma a rifare il look a un’intera nazione che vuole dare al mondo una nuova immagine di se, più libera e creativa e capace di esprimere il moderno in modo del tutto personale.

Tradizione e innovazione, artigianato e avanguardia si mixano insieme in puro stile georgiano dando il via a una nuova era. La moda diventa così non solo un business, ma un modo per ricominciare a costruire un’identità nazionale. Un made in Georgia che sa tanto di libertà o almeno vorrebbe perché purtroppo la Georgia è un paese in cui senza il consenso dei poteri forti non si può prendere nessuna libera iniziativa.


Dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003, ogni  speranza di democrazia è crollato e la maggior parte della popolazione vive in stato di indigenza e grande povertà. Senza l’appoggio del governo di Mikheil Saakashvili sarebbe impossibile per i giovani creativi poter pensare di organizzare una loro fashion week e lavorare nei propri laboratori e atelier.

Così anche la moda, com’era un tempo lo sport per i paesi sovietici che puntavano a tutte le medaglie a qualunque costo per dimostrare la loro supremazia mondiale, diventa un’arma politica. La moglie del capo del parlamento georgiano Maka Metreveli, naturalmente fa parte del comitato ufficiale della settimana della moda e non a caso.

Deve controllare che tutto vada secondo i piani anche se la fantasia non la puoi sempre imbrigliare e censurare così c’è chi come lo stilista Ramazzo Roma ha puntato tutto sulla provocazione con abiti see-through che mettevano a nudo le modelle rivendicando il desiderio non solo delle top in passerella, ma di tutte le donne georgiane di usare il potere della loro seduzione.

E chi ha voluto mostrare al mondo simbolicamente la censura che da sempre attanaglia il popolo georgiano, mandando in passerella donne dal volto velato come Mariam Tskhadadze o con la bocca tappata sì, ma da una farfalla, simbolo di speranza perché è lieve e leggera e può esserlo anche il domani.