Parigi Fashion Week 2012: le più belle sfilate della terza giornata!

di Sandra Rondini Commenta


Quando il gioco si fa duro…terza giornata di passerelle ieri per la Paris Fashion Week che si terrà fino al prossimo 7 marzo, un bel po’ di giorni considerando che oggi siamo ancora al 2 marzo e già ne abbiamo visto delle belle. Quando Parigi vuole essere sperimentale, non c’è palcoscenico migliore per i designer borderline che desiderano non tanto lanciare, quanto sperimentare nuovi volumi e silhouette che difficilmente, pur essendo pret à portér vedremo in giro nelle nostre città, ma il tentativo val bene una messa, per parafrasare un famoso detto.

Ne sanno qualcosa Gareth Pugh e Mugler (disegnato dall’italiano Nicola Formichetti, uno dei designer prediletti da Lady Gaga) che hanno fatto dell’iconoclastia la loro cifra stilistica. In passerella da queste due griffe si sono visti tanti capi bianchi, neri e grigi, non c’è tempo per interagire con i colori, ciò che conta è il design. Puro e semplice. Stesso discorso da Balenciaga dove ritroviamo la stessa manica a palloncino che degrada asimmetricamente verso il basso già notata ieri da Guy Laroche che però l’aveva voluta completamente realizzata in plissè, molto japanese. Da Balenciaga, semmai, è il trionfo di una virago alla “Blade Runner” che ama indossare trench in pelle mixati a tessuti classici e capispalla dall’allure military-chic, con sperimentazioni materiche notevoli.


Da Balmain, altra griffe di culto del pret à portér parigino, gli anni Ottanta non sono mai passati di moda e dopo anni di omaggio a Michael Jackson e al suo stile tutto strass e pelle, scompaiono finalmente borchie e strass, ma resta la pelle e le spalline che sono decisamente esagerate. Per chi è alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo nel panorama fashion mondiale e non si accontenta del solito abito che rispecchia le tendenze del momento, anzi adora navigare controvento. In questo caso Balmain è la griffe perfetta.

Ma se oltre al grigio, al bianco e al nero credete che “somewhere over the rainbow” esiste un mondo intero di colori che vi sta aspettando, sappiate che a guardiano di questo regno troverete l’indiano Manish Arora, direttore artistico di Paco Rabanne e, secondo noi, unico degno erede della verve caleidoscopica e camaleontica di John Galliano, ammesso che da Dior stiano ancora cercando qualcuno in gamba per risalire la china e non imboccare il viale del tramonto. Manish Arora è un viaggio couture in lsd: ha fantasia da vendere e tanta voglia anche lui, di navigare controcorrente per scoprire dove la sua arte lo condurrà.

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