Diego Della Valle tra i potenti della classifica di Vanity Fair USA

di Redazione Commenta

Personalmente non nutro grande simpatia nei confronti delle classifiche o delle schemzatizzazioni in&out, molto in voga soprattutto nei periodici dozzinali: hanno un che di rigido, sterile e immobile, spesso sembrano quasi un’enorme pubblicità sotto mentite spoglie.

Ci sono però dovute eccezioni, per cui all’avversione subentra curiosità e rispetto: una delle classifiche più interessanti è quella che Vanity Fair edizione USA stila ogni ottobre e che vede protagoniste le personalità più influenti, carismatiche e potenti del mondo della moda, della tecnologia e del sistema mondiale.

Quest’anno un grande imprenditore italiano ha trovato posto tra le top celebs di Vanity Fair, piazzandosi al dodicesimo posto tra i 25 Powers That Be, la categoria che racchiude quelle personalità che continuano a plasmare e a influenzare le tendenze e i comportamenti a livello globale.

Diego Della Valle ha conquistato una posizione giusto un gradino sotto il magnate russo Roman Abramovich e uno sopra la coppia filantropica Brangelina. Tra i Powers that be, in vetta troviamo Steve Jobs, da poco dimissionario per motivi di salute al comando dell’impero Apple e al secondo il re del lusso francese Bernard Arnault di LVMH. A seguire, il sindaco di New York Michael Bloomberg e, a sopresa nonostante l’enorme scandalo recente, Rupert Murdoch.

Diego Della Valle è a capo del brand di lusso Tod’s e si è sempre contraddistinto per la passione e la cura verso la propria azienda e la lungimiranza delle sue decisioni. Non si è mai tirato indietro quando si è trattato di dire la propria riguardo le strategie aziendali imperanti nell’ultimo decennio, in particolare sulle esternalizzazioni all’estero: tra i tanti vi ricordiamo la protesta delle lavoratrici Omsa di Faenza, gli scoperi dei lavoratori di Mandarina Duck e di La Perla.

In ordine di tempo una delle ultime decisioni intraprese dal suo gruppo Tod’s è la decisione di partecipare alla riqualificazione e al restauro del Colosseo: qualche maligno ha pensato a mera pubblicità, ma se così fosse (e non crediamo proprio lo sia) ben vengano più spesso tali strategie di marketing, se il risultato è di tale portata e importanza sociale.

Della Valle è tra i pochissimi che non intendono piegarsi alla logica del risparmio sulla manodopera e alle dinamiche speculative derivanti dalla crisi globale, continuando a puntare unicamente sull’eccellenza e sulla qualità dei propri prodotti. E’ quello di Della Valle il vero Made in Italy: non una semplice etichetta di stoffa sugli abiti, ma un atteggiamento di coerenza verso il proprio operato, di amore verso i dettagli e di rispetto prima di tutto verso chi lavora e costruisce il prodotto.

E la conseguenza di tutto questo non può che essere il top della qualità, che premia e regala soddisfazioni, come la classifica di Vanity Fair dimostra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>