H&M nel mirino delle critiche per i corpi finti sul sito ufficiale

di Lorena Scopelliti Commenta

H&M non è il primo e, di certo, non sarà l’ultimo marchio che viene subissato da critiche, accuse e attacchi per la politica adottata nell’esposizione dei manichini e nella scelta delle testimonial e delle modelle. Come è accaduto per la catena Gap, che quest’estate si è ritrovata nell’occhio del ciclone a causa dell’infelice idea di esporre in vetrina manichini skinny, adesso è il turno di H&M.

Per presentare la propria collezione on-line, infatti, la catena svedese ha deciso di affidarsi ad un solo corpo e, per non fare apparire tutto troppo surreale e sinistro, ha deciso di limitarsi ad apporre teste diverse affinché il risultato non fosse eccessivamente piatto e monotono. Scelta discutibile, che presenta una serie di risvolti di non poco conto.

Con questa bizzarra e più che opinabile idea, prima di tutto, si eleva a paradigma assoluto la tendenza alla massificazione e omologazione non solo degli oggetti, ma anche dei corpi e degli esseri umani che caratterizza il fenomeno della globalizzazione. Non esistono più individualità, non c’è più la bellezza della diversità che caratterizza ogni singola persona: si assiste, al contrario, all’apoteosi dello stereotipo e all’annullamento delle sfumature.

In seconda istanza la faccenda suona mortificante dal punto di vista della considerazione del corpo femminile e della donna tout court: è unicamente un oggetto (stavolta uno, letteralmente e numericamente) che serve, che è funzionale, ma che alla fine non riveste nessuna importanza e non ha diritto a nessuna rivendicazione di unicità.

Le fake women sul sito di H&M hanno tutte l’ombelico alla stessa altezza, stessi fianchi asciutti e androgini, stesse spalle ossute e filiformi : cambia la carnagione, opportunamente modificata al computer, e cambiano i volti, un po’ sinistramente inseriti sul collo in modo artificiale attraverso programmi di fotoritocco. Le modelle puzzle di H&M sono come Simon, star inesistente e creata dai maghi del ritocco nell’omonimo film con Al Pacino: finte, senz’anima, senza personalità, appunto funzionali come fossero meri oggetti.

Magari senza volerlo e, in fin dei conti, solo per un motivo puramente economico (se ci pensate è un gran risparmio realizzare un solo scatto e poi comporre tutto come se si giocasse con i Lego), H&M si è allineata alla perfezione con il sistema Occidentale che, a volte in modo subdolo, si svela quasi minaccioso: sembrerebbe che un potere decisionale invisibile ci desideri tutti uguali a provare gli stessi cibi, vestiti, vacanze, film, macchine e televisioni.

Ma le critiche e gli attacchi a quest’ennesima manipolazione massificante del corpo delle donne è prova evidente che, per quanto enormi siano gli sforzi, il pensiero critico e la ribellione a questo sistema sono ben lontani dall’essere  sopiti: l’omologazione tanto auspicata dai poteri forti non toccherà mai la meravigliosa varietà che rende incredibile e speciale ogni singolo essere umano.

Photo credit | fotogartistica

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