I manichini skinny nelle vetrine di Gap a Londra

di Lorena Scopelliti Commenta

Dicevamo giusto qualche giorno fa che la nostra speranza era che il cosiddetto trend curvy non fosse solo un’effimera moda passeggera, ma una vera e propria svolta nel mondo della moda: a riprova del fatto che questo boom di curve sembrerebbe studiato ad arte dagli addetti del marketing, arriva la notizia che in uno dei negozi Gap, a Londra, campeggiano da giorni manichini ben lontani dal possedere anche solo l’ombra delle forme femminili.

Chi segue la moda come fatto sociale, quale in realtà è a tutti gli effetti, non può che disapprovare una simile trovata di cattivissimo gusto: chi dice che il diffondersi delle malattie alimentari nella società Occidentale non è causato anche dai modelli dominanti imposti dal fashion e show biz (se non in minima parte) mente deliberatamente. E lo fa unicamente per un tornaconto economico.

Già il fatto che Gap abbia una sezione dal nome Always Skinny è di per sè non esattamente educativo. E’ sicuramente giusto che ci sia un abbigliamento per le magre, che nel mondo sono tantissime, così come è prevista la gamma per le taglie forti. Facciamo però notare che skinny non significa magro, bensì ossuto: nessuna donna è ossuta di natura, ma lo diventa forzatamente.

Se a ciò si aggiungono i manichini scheletrici, come potete vedete dalla galleria, sembra doveroso alzare la voce e chiedere quantomeno il perché di questa bizzarra (e infelice) scelta: Gap non ha ancora voluto rispondere alla provocazione lanciata dal Washington Post. Il quotidiano statunitense si sta occupando della vicenda dopo che una cliente del negozio, Anne Taylor, ha postato le foto dei manichini su Twitter e il marito Cory Doctrow ne ha dato diffusione sul blog di cultura Boing Boing.

Siamo curiosi di conoscere la spiegazione (se mai verrà data) che Gap fornirà alle polemiche derivanti da questa assurda trovata. Magari anche questa volta la giustificazione sarà che su manichini talmente sottili e spigolosi gli abiti vengono valorizzati al meglio: peccato che nessuno più ci creda, in primis gli stilisti, che sembrano adesso orientati verso morbidezza e forme toniche e sane piuttosto che su volti scarnificati e clavicole in bella vista.

Sarà forse che, anche a costo di alimentare il già vivissimo calderone di icone adolescenziali al limite del malsano, Gap abbia semplicemente interpretato alla lettera il noto aforisma di Oscar Wilde? Bene o male, purché se ne parli: pubblicità, guadagno e profitto.

E chi se ne importa se una quattordicenne che passa davanti al negozio e vede proposta una moda per aliene denutrite arriva quasi ad inorridire alla vista della propria normalissima immagine riflessa sulla vetrina. Effetti collaterali di cui si dovranno occupare genitori e servizi sociali, non certo i fabbricanti dei sogni distorti che a volte sono le case di moda.

 

 

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