In tempi di crisi la moda si fa furba: lo swap è fashion ed eco-friendly

di Lorena Scopelliti Commenta

Ormai non ne possiamo più: siamo letteralmente bombardati da previsioni al limite del catastrofico per quanto riguarda la salute economica del nostro paese e, in generale, del mondo intero. Che fare? Arrendersi e lasciarsi trasportare dal nichilismo e dalla rassegnazione o cercare di riempire questo bicchiere mezzo vuoto? Aspettare che siano altri a farlo per noi è sbagliato da molti punti di vista e risponde all’attitudine all’assistenzialismo a cui siamo abituati e di cui ci dovremmo definitivamente liberare.

Rimbocchiamoci le mani, dunque, e diamo inizio a un nuovo capitolo delle nostre vite in cui facciamo fronte alle difficoltà adattandoci, ingegnando nuove soluzioni e diventando più flessibili. Iniziamo anche a pensare green: basta con gli sprechi! Il riciclo e il risparmio in termini di diminuizione di ciò che ogni giorno gettiamo via può contribuire a far del bene al nostro pianeta. Un esempio di questo rinnovato desiderio di cambiamento arriva dall’America, dove la pratica dello swap (esistente anche in Italia ma ancora poco diffusa) ha raggiunto tali livelli di successo e organizzazione da acquisire nuove forme e metodologie. Lo shopping senza metter mano al portafogli si basa sullo scambio e sul baratto: si fa furbo, eco-friendly e divertente!

L’americana Linda Fenequito, insieme all’ingegnere elettronico Rick Cassidy e al visual designer Ray Mancini, ha inventato un modo diverso per dribblare l’impossibilità di fare shopping e dare una mano all’ambiente attraverso il principio del riciclo: l’idea si chiama Swap-O-Matic e attualmente l’unica ubicazione di questo magico distributore si trova a Brooklyn, all’interno della gelateria Ample Hills Creamery. Sul sito ufficiale fanno sapere che l’interesse attorno al concept è enormemente cresciuto, non escludendo quindi la possibilità di installare nuove macchinette automatiche in altre location.

Funziona così: anziché distribuire tradizionali patatine e merendine, una Swap-O-Matic eroga oggetti di vario tipo. Ci si registra attraverso il pannello touch della macchinetta inserendo il proprio indirizzo e-mail: quest’operazione fa guadagnare subito tre crediti, che ci consentono di iniziare lo swap e prelevare subito gli oggetti che desideriamo. Da qual momento in poi potremo iniziare a portare tutto ciò che non utilizziamo più (tools di varia natura, soprammobili, accessori, capi d’abbigliamento), il che fa acquisire nuovi credits.

In poche parole stiamo parlando del caro vecchio sistema del baratto, riadattato ai moderni tempi del Web 2.0: qualcuno storcerà il naso (di certo non le patite del vintage!) ma capite bene che le fondamenta su cui poggia questa brillante idea è destinata, probabilmente, a cambiare in modo positivo l’attuale concezione di possesso dei beni. Comprare, possedere, spendere, consumare: è a questo che la società degli ultimi trent’anni ci ha abituato. Swap-O-Matic è una risposta insolita alla struttura che governa le moderne realtà Occidentali. Che tale organizzazione abbia (almeno in parte) clamorosamente fallito è sotto gli occhi di tutti: adesso è il momento di intraprendere nuove strade, che conducano al rispetto verso il pianeta e a riacquisire un rapporto con i beni materiali che sia sano e slegato dal concetto di possesso fine a se stesso.

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